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GIORNO 21

Quello che segue è un commento personale sulla manifestazione degli studenti medi, che si è svolta ieri, 3 novembre 2011, alla stazione Tiburtina.

Oggi si è potuto assistere all’ennesimo delitto della Democrazia. Il mettere in pratica la direttiva che vieta cortei a Roma, provvidenzialmente indetta da Alemanno, è solo la ciliegina sulla torta di un clima repressivo.
Stare lì, in quella piazza, chiusi, isolati, senza alcuna via di fuga, non è qualcosa che possa associarsi ad una vera Democrazia. Che poi si sia dovuto chiamare un parlamentare del PD per sbloccare o per trovare il coraggio di sbloccare la situazione è una vera e propria presa in giro.
A che gioco stiamo giocando?
Era diffuso il clima di pessimismo al fine della manifestazione, grandi discussioni a cui ho partecipato rifiutavano l’idea che si dovesse arrivare ad una tale bassezza per risolvere una situazione che, infondo, non aveva bisogno di essere risolta. Forse occorrerebbe analizzare un pò più a fondo cosa significa manifestare, cosa significa prendersi una piazza e sopratutto, ahimè, le motivazioni per cui lo si fa.
Ma probabilmente molti degli studenti li presenti e molti dei “capetti” che si aggiravano tra la mandria di ragazzini non erano motivati a diffondere le motivazioni e gli intenti della manifestazione. Non per malafede, ma semplicemente perchè molti erano soddisfatti del confronto con le “guardie”, con i “cellerini”, con gli “sbirri”.
Alcuni rispondevano alla mia indignazione dicendo che “loro hanno fatto una figura di merda, non noi”. “E’ una vittoria” dicevano altri.
Non posso che essere in disaccordo. In 4 ore di mancato corteo si è fatto tanto, molto, ma non politica. Non è stato possibile creare una Assemblea, i vari gruppetti di studenti non sembravano molto interessati a dialogare. Non che si cercassero gli scontri, anzi, ma il confronto anche solo verbale con le forze dell’ordine sembrava essere abbastanza. A tratti l’unico intento del corteo.
Queste mie righe non hanno l’intenzione di schierarmi contro qualche persona in particolare, perchè sono certo, sono sicuro, che quelli che ho chiamato “capetti” bene o male hanno agito sempre in quello che credono sia l’interesse di tutti. L’interesse del movimento. L’interesse del proprio partito.
La mia intenzione è invitare tutti a riflettere su un punto fondamentale: Cosa esattamente si sta cercando di combattere? La destra? I politici che sono in carica? Una legge in particolare? Tutta la classe politica? Il sistema Economico?
Io personalmente so esattamente cosa voglio combattere e so esattamente che tipo di politica sostengo. Ma in quella piazza, ho visto solo una mandria di ragazzi arrabbiati, che inevitabilmente si sono dovuti scontrare con forze più grandi di loro ed al loro grido di aiuto si sono aggrappati ad uno dei tanti servi del potere, uno dei tanti politici, appartenente ad un partito che personalmente disprezzo. Non per le persone che lo comprendono, ma per le politiche che attuano e per le persone che lo rappresentano.
A me non piace essere rappresentato. A me piace essere il rappresentante di me stesso. A me non piace essere confinato dentro una piazza nè dentro una nazione. A me piace essere cittadino del mondo. A me non piace che altri facciano la politica per me, o che mi dicano come fare politica. A me piace essere un politico, dove tutti facciano i politici. A me piace confrontarmi e sentire cosa hanno da dire gli altri, perchè forse, anzi probabilmente, io sbaglio. E sicuramente c’è qualcuno più competente o intelligente di me per illuminarmi.
Ma io, in quella piazza, ho solo visto voci alzarsi in coro, piedi muoversi senza una meta precisa come formiche impaurite e ho sentito applausi a seguito di grandi proclamazioni da megafoni.
Quello che avrei voluto vedere è un coordinamento compatto di persone che vogliono discutere e confrontarsi con le realtà che lo compongono e cercare di trovare soluzioni o metodi per trovare soluzioni ai problemi che ci affliggono tutti.
Ci si riorganizza per la prossima manifestazione. Ma forse dovremmo pensarci un attimo e rivedere i nostri metodi di dimostrare dissenso, perchè purtroppo dall’alto ce le rovinano e dal basso sembra non ci sia quella reattività necessaria per trovare nuovi metodi, nuovi modi, nuove idee. O forse queste voci, nelle urlla arrabbiate della folla, rimangono inascoltate.

Matteo