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GIORNO 16

PIAZZA SANTA CROCE IN GERUSALEMME

GIORNO 16

Stamattina mi sono svegliata con il sussurro di Cristian che mi invitava alla colazione. E' il 1° novembre e, oggi più che mai, mi sono sentita nel salotto di una casa calda e accogliente: le tazze disposte con cura sul tavolino, la marmellata e il burro a disposizione, pane fresco donato dal fornaio vicino, cornetti e bomboloni regalati dal bar qui di fronte.Mentre bevevo il caffè, alcuni di noi, seduti in cerchio, raccoglievano proposte e spunti su ciò che manca, sui desideri da realizzare, sulle varie azioni da mettere in pratica. Intanto, Laura si lavava alla fontana, Salvatore si stirava davanti alla sua tenda e Giulia preparava il testo da inserire in questo sito.Finalmente, dopo i primi giorni di organizzazione logistica, l'accampata ha trovato il suo equilibrio: sul prato di piazza S. Croce in Gerusalemme ci sono ormai più di 50 tende, la cucina donata da alcuni simpatizzanti, una dispensa rifornita grazie alle donazioni dei cittadini, un guardaroba con vestiti usati per chi ne avesse bisogno, una biblioteca, una tenda della musica (c'è anche un contrabbasso!) e il media center, punto d'incontro per tutte le persone che vogliono conoscere la nostra attività. Quotidianamente, l'accampata si riunisce in assemblea per fare il punto della situazione, individuare e colmare le lacune, migliorare ciò che funziona già, proporre nuove idee. Successivamente, i gruppi di lavoro si riuniscono per mettere a punto le varie strategie di azione: il gruppo cucina si impegna a procurare e cucinare il cibo necessario agli abitanti dell'accampata; il gruppo pulizia si prende cura di tenere in ordine i prati, i viottoli e il selciato della piazza ⿿ anche se ognuno di noi si preoccupa di pulire lo spazio che abita e le stoviglie che utilizza; il gruppo serenità si occupa dell'accoglienza dei nuovi arrivati e della sicurezza notturna. Il gruppo azione progetta invece le attività di sensibilizzazione e informazione dei cittadini, con lo scopo di coinvolgere più persone possibili. Due volte a settimana ⿿ ogni mercoledì e domenica ⿿ si riunisce l'assemblea generale, alla quale partecipano i referenti delle varie assemblee della città, gli abitanti dell'accampata, nuovi cittadini incuriositi dalla nostra azione, passanti. Lo scopo dell'assemblea generale è quello di esporre le varie proposte prodotte da commissioni e gruppi di lavoro, che s'incontrano durante il resto della settimana, per valutarle e approvarle (o respingerle) insieme.Intanto la piazza è in continuo fermento: chi, arrampicandosi sui lampioni, attacca striscioni con slogan come 'Lasciate ogni partito o voi ch'entrate' o 'Siamo il 99%', chi si allena con clave e bolas, chi suona la chitarra, chi legge Kant, chi lavora all'archivio, chi porta materassi e coperte per la notte, chi medita sul prato. Sembra incredibile ma, nel giro di due settimane, è nata una nuova società basata sull'umanità e sulla condivisione! Una società in cui ognuno di noi ha un compito preciso e collabora secondo le sue competenze, con lo scopo di far funzionare al meglio l'accampamento. E poi ci sono gli incontri con gli specialisti (come Domenico De Simone che ci ha parlato, tra l'altro, di moneta a tasso negativo), i workshop con gli esperti di settore (tra i quali, Jeremy Rifkin che ci ha esposto le sue idee sulla terza rivoluzione industriale, oltre a manifestarci tutta la sua solidarietà e vicinanza), i laboratori di meditazione dinamica o di Teatro dell'Oppresso. La vita del campo non si arresta mai. E la sera si anima di facce nuove, di chi durante il giorno non può venire per le ragioni più diverse e si ferma a cena o attorno al fuoco, dove Karim prepara le bruschette o il te verde per tutti. Dopo cena, alla tenda della musica c'era un concerto di clarinetto, tablas e didgeridoo. A un certo punto, anche se non stavano suonando un'aria conosciuta, mi è venuta la voglia di cantare: non lo faccio spesso, sono timida, non mi metto in mostra. Ma li, in quel momento, ho sentito il forte impulso di farmi sentire e ho cominciato a seguire le note, senza preoccuparmi di stonare o fare figuracce, solo seguendo la musica e il ritmo. ÿ stato bello sentire che, pian piano, la mia voce si fondeva ai suoni degli strumenti, che la mia timidezza non era più un ostacolo, che finalmente potevo sentirmi in armonia con il resto del gruppo di musicisti. Poi sono tornata in tenda, soddisfatta ed entusiasta per quello che stiamo facendo: siamo diversi, di diverse culture e provenienze geografiche. Ma siamo insieme, uniti dallo stesso intento: costruire una società nuova.

Brina