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GIORNO 6

PIAZZA SANTA CROCE IN GERUSALEMME

GIORNO 6


Oggi, 20 ottobre, sono tornata a Roma. Sono partita da Caserta alle ore 07:00 per poter essere a Roma alle 9.45 e rincontrare gli stessi visi e  gli stessi occhi di chi avevo conosciuto il 16 ottobre su quel prato verde pieno di speranze, nonostante il disastro del 15, nonostante gli scontri e i tentativi di boicottare in tutti i modi questo splendido movimento.
Correndo dalla stazione con il cuore in gola sono arrivata a Piazza Santa Croce, l'assemblea era già iniziata, mi sono seduta in silenzio e ho osservato lo stimolante panorama. Cento persone sedute sull'erba, contornate da nuvole rosee mosse da una lieve brezza: il paradiso. Il numero dei partecipanti era aumentato! Ho aspettato il mio turno con pazienza e ho fatto il mio intervento con emozione, ero felice, mi sentivo parte di una realtà nuova che non so come mi riempiva già l'anima. Le mani che vibravano nell'aria, i sorrisi di gente come me... ero al settimo celo. Ma non tutto può durare per sempre, l'assemblea stava per finire, e un vuoto mi prendeva il cuore: avrei dovuto lasciare quelle persone che la pensavano come me e avrei dovuto lasciare un sogno nel quale credevo seriamente.
Proprio in quel momento d'incertezza, un uomo che non conoscevo personalmente, mi sussurrò di rimanere, così quasi per gioco, quasi come se fosse stato mandato per portarmi un messaggio... Non avevo una tenda, non avevo una coperta e non avevo vestiti: eppure, anche se non la conoscevo bene, dentro di me sentivo la voglia di restare in quella nuova realtà. Corrado mi incoraggiava promettendomi un posto caldo per la sera, sapeva che mi sarei trovata bene in quell'ambiente (e non aveva torto). Alla fine ho seguito il mio istinto e i messaggi dei miei “consiglieri”: senza pensarci sopra due volte, mi sono diretta verso l'accampata, sapendo di aver fatto la scelta giusta. Si respirava un'aria di libertà in ogni angolo della piazza, in ogni parola scambiata c'era umanità e passione, valori e emozioni che abbiamo  trascurato per troppo tempo. Mentre osservavo tutte quelle persone  dialogare e cooperare, mi domandavo in silenzio dove fossero finiti, nella società esterna, sentimenti come amicizia, fratellanza e condivisione. Solo una risposta riuscivo a darmi : questa vita che ci costringono a vivere è così frenetica che non ci lascia neanche il tempo di sognare, non abbiamo neanche il tempo di fermarci a guardare la realtà che ci circonda, preoccupandoci delle persone che ci sono accanto e che sono come noi.
Corrado mi aveva presentato Titti, la ragazza con gli occhi più dolci dell'accampata, che sarebbe poi diventata la mia compagna di tenda (con grande onore da parte mia). Dalla cucina sentivo il profumo del soffritto, Fabio, Cristian e Sara stavano pelando le patate, Marzio cercava la pasta nella cambusa e, in lontananza, un gruppetto isolato cantava i cori dell'accampata. Pur essendo la mia prima sera, non mi sentivo un'estranea ma parte di una famiglia, una famiglia in cui tutti sono pronti ad aiutarti, dove tutti hanno voglia di ascoltarti, dove tutti sono pronti a condividere spazi e tempo, rendendomi parte del loro mondo e  diventando loro parte del mio.
La cena era pronta, il colpo di gong serviva ad avvisare tutti: “A tavola è pronto!”. Indescrivibile il piacere di stringere tra le mani un piatto caldo in una piazza fredda; indescrivibile il piacere di mangiare e conversare con le persone che sono sulla tua stessa linea d'onda. A fine cena ho sperimentato per la prima volta l'auto-lavaggio delle stoviglie sotto l'acqua corrente della fontana della piazza. E ancora una volta, anche in quel frangente, mi sono domandata la ragione per cui tutto quello che vedevo intorno a me non si potesse realizzare anche fuori, in ogni piccola realtà.
Intanto la luna aveva fatto capolino e io mi sentivo sazia di serenità. Pensavo a quanto tempo sarei rimasta in accampata, a come si dormiva in tenda e a quante belle persone avrei potuto conoscere in quel posto che ormai mi sembrava un mondo incantato, un piccolo spazio segreto che avevo sempre sognato e mai realizzato. La notte era calata, avevo chiuso gli occhi ma il cuore mi batteva ancora molto forte, non riuscivo a frenarlo! Buona notte Titti, avevo sussurrato due minuti prima di addormentarmi profondamente, ma l'avventura non era finita. Colta d'improvviso da una luce abbagliante nel cuore della notte sia io che Titti ci eravamo ritrovate sveglie. Una violenta tempesta era arrivata proprio per battezzare la mia prima notte in tenda. Fuori si sentiva la voce di qualcuno che ci chiedeva ragazze è tutto ok? Vi siete bagnate? E intanto i tuoni continuavano a rimbombare nella piazza.

Brina