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GIORNO 3

PIAZZA SANTA CROCE IN GERUSALEMME

GIORNO 3

E' lunedì, 17 ottobre. Sono alla stazione Termini, aspetto il treno che mi porterà lontano da piazza Santa Croce in Gerusalemme, dai volti, le esperienze, le emozioni che in tre giorni ho provato. Tre giorni, solo tre giorni, ma sembrano passati mesi. Dopo aver lasciato la piazza, camminavo verso la stazione guardandomi intorno e provando le sensazioni di quando si torna da un lungo viaggio all'estero e, subito, si notano i tratti familiari, di casa... come se fossi stato via, non solo da Firenze, ma dall'Italia, per un lungo periodo, immerso in un'altra dimensione, un'altra realtà con usi, costumi, lingua diverse dalla mia. E, di fatto, un po' è stato così: in soli tre giorni, ci conoscevamo già tutti – o almeno tutti quelli che erano qui anche il 15, che si sono accampati quella notte e, insieme a me, hanno fatto in modo che l'accampamento funzionasse al meglio. Ora le tende sono una trentina. E gli abitanti dell'accampamento almeno un centinaio – tutti totalmente e profondamente concentrati sul movimento, sulla vita dell'accampamento, sui nostri obiettivi comuni.

Stamattina, appena uscito dalla tenda – perchè alcuni cittadini hanno messo a disposizione tende anche per quelli che, come me, non ne avevano – ho visto Christian trascinare un grande tronco sul prato, frutto di una ricerca oltre le mura, per alimentare il fuoco che usiamo per cucinare. Il piccolo barbecue che ci hanno donato è, per ora, l'unico mezzo che abbiamo per cucinare e stare al caldo; spero che si riesca presto a trovare una cucina – e un modo più efficace per scaldarsi. Intanto, gli altri erano già riuniti in assemblea di accampata per fare il punto della situazione, elencare tutto il necessario per affrontare i prossimi giorni, capire come procurarsi cibo e altro. La fruttivendola di S.Croce ha preso a regalarci verdure. E anche la Conad accanto al bar ci rifornisce di ciò che non possono più vendere. Nonostante queste donazioni, c'è sempre bisogno di qualcosa, siamo sempre più numerosi, ci sarà sempre più bisogno di cibo e beni di ogni tipo (e sta arrivando l'inverno, quello serio...).

Mi dispiace partire: la messa in pratica di ciò che ho sempre desiderato – la condivisione, la collaborazione, la solidarietà – mi mancherà. Sarà dura tornare nel mondo 'reale', fatto di ambienti (lavorativi, urbani, burocratici, economici) ostili, di persone disinteressate a sapere come stai, di scambi e relazioni basate sull'interesse funzionale, piuttosto che sulla spinta empatica... Spero di poter tornare e testimoniare personalmente quello che sta succedendo in piazza S.Croce. Ma nonostante vada via, mi porto dentro un bagaglio di splendida energia, speranza, fiducia nel futuro. Ieri, alla prima assemblea generale, hanno partecipato 600 persone. Certo, non tutti erano venuti per l'accampamento; molti erano arrivati sull'onda del disgusto per le violenze del 15, per riscattarsi dal boicottaggio subito, per dire che gli spazi sono nostri. Per dire che non sarà la paura a fermarci. Ma tutti avevano la stessa luce negli occhi. Tutti, avevano la stessa scintilla: Piazza Tarhir, Puerta del Sol, Wall Street... un unico filo ci lega tutti. Ieri, come oggi, si sentiva la stessa tensione positiva, in piazza S.Croce. Siamo tutti collegati e tutti vogliamo la stessa cosa: un sistema finanziario che metta l'uomo alla base di tutti gli interessi; un sistema politico che renda l'uomo protagonista della sua vita. Ieri, come oggi e domani (non me lo auguro, lo so per certo), tutti hanno sentito che il tempo è arrivato. Non sarà una bolla che si sgonfierà col tempo. Non sarà come tutti gli altri movimenti, che sono andati a male il giorno dopo, come la ricotta. Questo è solo l'inizio di un processo che non si fermerà fino al raggiungimento degli obiettivi. E quel giorno, per provare le stesse sensazioni che ho provato in questi tre giorni, non avrò più bisogno di tornare a Roma. Perchè basterà uscir di casa, ovunque mi trovi.

Salvatore