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GIORNO 1

PIAZZA SANTA CROCE IN GERUSALEMME

PRIMO GIORNO DI ACCAMPATA

E' il 15 ottobre, sono le 11 e mezza di sera e, dal mio sacco a pelo vedo le stelle. Non mi par vero, ma abbiamo preso la piazza. Finalmente, dopo una manifestazione estenuante, abbiamo occupato la piazza! Siamo una quarantina, ci sono 3 tende, fra di noi non ci conosciamo. Ma la voglia di riprenderci la strada, di riprenderci gli spazi, di riprenderci la vita ci tiene uniti.Qui c'è una splendida atmosfera. Tutti si abbracciano e si salutano come i vecchi amici che si rivedono dopo tanto tempo. Qualcuno ha tirato fuori del cous-cous e lo ha offerto in giro, un altro aveva della frutta che ha fatto girare fra i sacchi a pelo. Chiunque, qui, abbia qualcosa da mangiare o da bere l'ha condiviso con gli altri. Io vengo da Firenze, non sapevo se alla fine ci saremmo accampati. Certo sono venuto a Roma per prendermi la strada. Certo sono venuto alla manifestazione per riappropriarmi del mio futuro. Non pensavo che ci sarebbero stati scontri - anche se qualcuno, ora, sussurra che c'era da aspettarselo, che si sapeva... Io di certo non son venuto a Roma con l'intenzione di spaccare le vetrine. Non m'interessa. Incendiare auto o lanciar petardi, non m'interessa. Lo sfogo distruttivo di un disagio, che pure c'è, non m'interessa. Io sono venuto a Roma insieme ai miei amici, per prendermi la strada, il futuro, la vita! E questo, per me, non si fa sparando petardi o incendiando cassonetti. Per me si fa pensando e sentendo in modo nuovo. Si fa condividendo e ascoltando gli altri. Si fa attuando pratiche nuove. E stanotte, in piazza S.Croce in Gerusalemme, questo è possibile.Io e i miei amici, come tanti altri, abbiamo seguito il corteo fino a piazza Aldo Moro dove, finalmente, ci siamo fermati. Dopo l'arrivo, i carri del Teatro Valle e di 'Yes, we camp' ci hanno lasciati in silenzio. Prima che partissero, Benedetta è andata a chiedere a quelli di 'Yes, we camp' dove avessero previsto che ci si accampasse. "Boh" le hanno risposto, e son partiti. Eravamo un centinaio, davanti alla Sapienza, molti con la voglia di accamparsi, molti indecisi. Ma nessuno aveva idea di cosa fare. Finalmente qualcuno si incazza e dice che non può finir così, che ci si deve accampare, che non ce ne frega niente degli scontri e che ci si accampa! Molti condividono, si forma un capannello di persone che comincia a pensare alle possibili soluzioni, accamparsi davanti alla Sapienza, spostarsi altrove... Nessuno ha le idee molto chiare. Comincia a girare la voce che in piazza S. Croce in Gerusalemme c'è un gruppetto già accampato. Voci di assenso girano fra noi, stanchi e affamati da un corteo senza fine. A un certo punto qualcuno tira fuori un megafono, cerca di esprimere la sua opinione ma la confusione prevale su tutto. Finalmente, una ragazza prende in mano la situazione e cerca di mettere ordine. Dice che è necessario organizzarsi, che dobbiamo prendere una decisione e per farlo ci vuole metodo. E' cosi che assisto per la prima volta a un'assemblea che usa il linguaggio dei gesti per approvare, disapprovare, ecc., il tipo di comunicazione dell'Acampada di Sol, dei ragazzi di Madrid, del movimento nato il 15 maggio ed esploso in tutta Europa. La ragazza ci presenta uno studente di Madrid che ci insegna, in due minuti, il metodo assembleare: mani spalancate che roteano sulla testa, assenso per ciò che dice l'oratore di turno; braccia incrociate sulla testa, dissenso; braccia che roteano una intorno all'altra, vuol dire che l'oratore si sta ripetendo; mani giunte sulla testa, vuol dire 'Stringi bello!'. Inizia l'assemblea e si comincia a valutare se accamparci alla Sapienza oppure no. Intanto la voce di S.Croce è confermata: ci sono una quindicina di persone già accampate, è il caso di raggiungerle. L'assemblea ci mette poco a decidere. Si va a S.Croce, si raggiungono gli altri. Da piazza Aldo Moro partiamo in corteo, un solo coro 'La gente come noi non molla mai', qualcuno prova a far partire 'Bella Ciao' ma non se lo fila nessuno. Passiamo da S. Lorenzo, la gente nei bar ci guarda un po' stupita, spero che decidano di unirsi a noi e di prender la piazza. Al contrario, perdiamo alcuni pezzi per strada, ma nessuno si demoralizza, l'importante è arrivare e accamparsi.L'arrivo a S.Croce non lo dimenticherò. Appena siamo entrati in piazza, abbiamo cominciato a chiamarci con gli altri già accampati, sull'altro lato rispetto a noi. Abbiamo cominciato a fischiare ed esultare, proprio come vecchi amici o amanti che non si vedono da tempo. Al nostro arrivo ci siamo abbracciati, salutati, abbiam brindato e gioito di essere insieme. Abbiamo tutti sentito che qualcosa di prezioso e raro "in un paese sotto dittatura da 20 anni" stava succedendo. E ora son sotto le stelle di Roma, sdraiato nel mio sacco a pelo su un letto di cartone (non ho neanche la tenda, ma presto arriverà). Per fortuna che il tempo ha retto. Per fortuna che non ha piovuto. E ora si vedon le stelle. Che la rivoluzione abbia inizio.

Salvatore